C'era una volta...

... Quasi duemila anni fa un luogo benedetto da Dio , immerso nel verde. Boschi di querce, cespugli di ginepri si alternavano a prati verdi. Situato sul cucuzzolo di una montagna pareva dominare da un lato la valle del Panaro e dall’altra , a perdita d’occhio le montagne di Pavullo. Una pace immensa regnava in quei luoghi. Nelle giornate autunnali, quando la nebbia saliva dalla valle e li sommergeva avevi l’impressione che tutto fosse sospeso nell’aria e formasse una unica entità con il cielo, e quando il sole li illuminava scorgevi le colline dei Sassi di RoccaMalatina proprio di fronte , che parevano voler creare una barriera protettiva fra tanta magnificenza ed il resto del mondo.

Un luogo così bello e quasi inaccessibile destò l’interesse e la curiosità dell’uomo. La storia ci dice che nell’anno890 parte del suo territorio trasformato in vigneto ( 4.500 piante di vite) era stato affittato ad un tale chiamatoAgino.Erano tempi duri quelli, i signorotti perennemente in lotta tra loro cercavano unluogo difficile da raggiungere.

Uno di loro scoprì questo cucuzzolo e vi eresse un castello fortificato circondato da mura, con un’alta torre dalla quale potessero essere avvistati tutti coloro che si avvicinavano e che non sempre erano amici.
Fu chiamato Festasius col tempo contratto in Festà.

Festasius era comune e come tale aveva a capo il Massaro ( sindaco) che rimaneva in carica sei mesi e che doveva sorvegliare sul buon andamento del paese e fare rispettare le leggi. Era aiutato dai consiglieri : fra questi c’erano anche il mugnaio ed il taverniere, due figure simbolo per quei tempi. Si viveva dei prodotti dei campi e dei boschi, scambiando nelle fiere più grandi prodotti come lana, formaggi, olio, cuoio, animali da cortile etc…

Il Diciassettesimo secolo passò alla storia per i tristi avvenimenti che sconvolsero tutta la montagna. Il passaggio di truppe tedesche nell’ Italia settentrionale aveva portato la peste. Quando arrivò la notizia dei primi casi di peste nelle nostre zone si cercò di circoscriverla istituendo consigli di sanità, proibendo agli stranieri di entrare nei paesi senza certificato di salute e vietando fiere e mercati. Si giunse persino a prescrivere di ammazzare tutti i cani e gatti , di bruciare i mobili e gli averi delle case degli infetti, e la pena di morte per chi avesse contattato gli appestati anche guariti.
Gli abitanti di Festà , come del resto quelli di altre località rivolsero infine le loro preghiere all’Altissimo e venne eretto un oratorio a san Rocco in cima alla strada che conduceva all’entrata del centro storico. La storia narra che il paese sia stato risparmiato dalla peste.

Debellato il terribile morbo un’altra grave calamità stava per abbattersi sulla già provata popolazione di Festà, quella che passò alla storia col nome di “Guerra di Castro” . Il Duca di Parma, Signore di Castro ( feudo papale alle porte di Roma), aveva ipotecato il prodotto del suddetto feudo per sopperire alle gravose spese sostenute in una delle sue numerose guerre. Papa Urbano VIII, gli proibì di portare fuori dal feudo il grano , cosicchè il Duca si trovò costretto a disubbidire al Pontefice per tenere fede ai suoi impegni. Questi, offeso , lo scomunicò egli mandò contro un esercito di 6000 fanti, 500 cavalli e artiglieri. Il Duca Odoardo Farnesetrovò un alleato nel duca di Modena, che cercò di reclutare soldati e cavalli anche nei luoghi di Festà. La gente però oppose resistenza, sia per paura di non tornare vivi dalla guerra, sia perché il reclutamento avrebbe tolto forza lavoro ai campi e all’agricoltura, unico sostentamento per le famiglie. Solo una piccola parte degli abitanti prese infine parte alla guerra contro i Papalini. Quando questi entrarono nelle terre modenesi saccheggiarono e distrussero senza rispetto neppure per la chiesa e l’arciprete, seminando terrore.

Il duca di Parma ed il duca di Modena riuscirono ad allestire nuove truppe, che fronteggiarono i Papalini costringendoli alla ritirata. Festà uscì dal conflitto estremamente indebolita per il saccheggio e la distruzione portata dalla truppe del Papa Urbano VIII. La fame e le lotte interne misero le due maggiori famiglie del luogo, i Rastelli ed gli Scaglioni, in dissidio, creando tensione anche fra le altre che parteggiavano per l’una o l’altra parte. Questa situazione durò per decenni finchè i contendenti decisero per la riappacificazione proprio il Lunedì di Pasqua. Da allora venne istituita una festa di ringraziamento alla Madonna che ricorre ogni anno il giorno di Pasquetta.